
A margine dei festeggiamenti per il primo anno del Fablab e di Officine Arduino, abbiamo voluto aprire una finestra sul luogo in cui siamo ospitati. Ho intervistato Aurelio Balestra, cofondatore e coordinatore di Toolbox.
Toolbox è un grande spazio condiviso di lavoro. Un luogo dove convivono freelance, startup e aziende che svolgono attività diverse ma si rafforzano a vicenda attraverso la condivisione e lo scambio di strumenti, idee, competenze e relazioni.
DG: Hai viaggiato molto in giro per l’europa, e hai visto diversi coworking: che differenza c’é tra il fare un coworking qui in Italia e farne uno all’estero?
AB: Mediamente all’estero scopriamo che la cultura imprenditoriale e le pratiche collaborative sono più diffuse che in Italia, questo ha determinato uno sviluppo maggiore di spazi di coworking negli anni recenti. Il coworking viene visto non solo come aggregatore e potenziatore di iniziative imprenditoriali, ma come fenomeno di coesione e innovazione sociale e quindi viene anche incentivato dai governi. Ora anche in Italia la crisi pare imporre maggiore iniziativa economica e di relazione, humus fondamentale per lo sviluppo del coworking.
DG: Perché ad un certo punto della vostra storia avete ritenuto interessante ospitare un Fablab?
AB: Coworking e Fablab hanno in comune l’idea di condivisione (di spazi e di strumenti) e lo scambio tra le persone (di idee, conoscenze e relazioni): accogliere un fablab nei propri spazi è stato molto naturale e ha contribuito moltissimo all’atmosfera creativa presente in Toolbox. Quando i ragazzi del fablab cercavano ospitalità, non ci abbiamo pensato due volte.
DG: Che tipo di relazione si è creata tra coworking e fablab?
AB: Una vera e propria affinità elettiva: il coworking e il fabbing sono pratiche abilitanti, che sviluppano in modi diversi le capacità realizzative delle persone. Inoltre, l’ecosistema creativo che si è creato favorisce la produzione continua di eventi e workshop su networking, DIY, Startup e smart sharing.
DG: Uno dei luoghi comuni sul coworking é che tra i lavoratori si creino rapporti lavorativi: un mito da sfatare?
AB: No, spesso le persone scelgono il coworking perché conviene economicamente ma rimangono solo se funziona lo scambio con gli altri: le collaborazioni a diverso titolo che si intrecciano in Toolbox sono innumerevoli e la bio-diversità professionale presente risulta essere un potente concime per le relazioni tra i coworkers.
DG: L’edificio. Quanti anni ha l’edificio di Toolbox? E’ vero che é stato realizzato dal costruttore del Lingotto?
AB: L’edificio ha circa 100 anni ed era originariamente una fonderia poi appartenuta alla Fiat. E’ stata realizzata dall’ing. Porcheddu, primo licenziatario del cemento armato in Italia, che alcuni anni prima costruì la fabbrica del Lingotto.
DG: Come ti immagini il coworking nei prossimi 5 anni?
AB: Immagino che diventerà normale che le persone, pur con diverse professionalità e competenze, si riuniscano in piccoli e grandi spazi condivisi per lavorare autonomamente ma collegati in rete con altri, il coworking diventerà il modo normale di lavorare per tutti.